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Fotografia e memoria

La Polaroid del matrimonio sbagliato

Una Polaroid 600 che ha scattato l'unica foto esistente di un matrimonio del 1988 — una foto storta, sfocata, perfetta.

Giuseppe L., 67 anni · Bovezzo (BS) Contributo ricevuto il 10 febbraio 2026

Al mio matrimonio non c'era il fotografo. Si era ammalato il giorno prima — febbre a quaranta — e nel 1988 non è che potevi cercarne un altro con internet. Mia moglie Maria pianse per un'ora. Io le dissi che ci saremmo ricordati tutto lo stesso, che non servivano le foto. Mentivo: sapevo che le servivano.

Mio cognato Aldo arrivò in chiesa con una Polaroid 600 che aveva comprato in un duty-free a Fiumicino due settimane prima. Non sapeva nemmeno come funzionasse bene. Durante la cerimonia la tirò fuori e scattò una foto: io e Maria all'altare, con il prete di spalle. La foto uscì storta, un po' sfocata, con un dito di Aldo nell'angolo in basso a sinistra.

È l'unica foto del nostro matrimonio. Una. Storta, sfocata, col dito di Aldo. Maria la mise in una cornice il giorno stesso e la appese in corridoio. È ancora lì, trentotto anni dopo. Si è un po' ingiallita, i colori sono sbiaditi, ma ci siamo noi, giovani, davanti all'altare.

La Polaroid l'ha tenuta Aldo per anni. Quando è andato in pensione, me l'ha regalata. Mi ha detto: «Tieni, questa ha fatto l'unica cosa utile della mia vita.» Aldo è fatto così. L'ho messa sullo scaffale accanto alla foto. Ogni tanto la prendo in mano: pesa, è solida, ha ancora l'odore di plastica degli anni Ottanta.

I miei figli dicono che oggi con il telefono farebbero cinquecento foto in un giorno. È vero. Ma nessuna varrebbe quanto quella storta di Aldo.

Polaroid 600 con stampa originale — foto del contributore

Polaroid 600 con stampa originale — foto del contributore

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