Memoria familiare
Una Olivetti Lettera 32 che ha scritto lettere d'amore durante il servizio militare del nonno — e che sessant'anni dopo ha scritto l'ultima lettera della nonna.
La nonna Lucia non ha mai usato un computer. Non ha mai avuto un telefono con lo schermo. Ma aveva una macchina da scrivere che trattava come un gioiello: una Olivetti Lettera 32, color verde salvia, con la custodia rigida e la maniglia di pelle.
Me l'ha raccontata lei, seduta in cucina, con il caffè nella tazza buona. Il nonno Giovanni partì per il servizio militare nel 1962, destinazione Udine. La nonna aveva diciannove anni e non sapeva scrivere bene a mano — diceva che la sua calligrafia era «da gallina». Così andò dal parroco, che aveva una macchina da scrivere, e gli chiese di insegnarle. In tre pomeriggi imparò.
Poi ne comprò una sua. Costò quanto un mese di stipendio di suo padre, che lavorava alla Breda. Ma la comprò lo stesso, a rate, dal cartolaio di via Cavour. Con quella macchina scrisse al nonno ogni settimana per diciotto mesi. Lettere che ho letto: piene di errori di battitura, piene di vita.
La macchina da scrivere è rimasta con lei per sessant'anni. Ci scriveva le ricette, le liste della spesa, le lettere di Natale ai parenti in Argentina. Nel 2023, a ottantuno anni, ha scritto l'ultima lettera: era per me. Mi diceva di non dimenticare come si fa il ragù alla bresciana, e di non buttare via la macchina da scrivere.
Non l'ho buttata. È qui, sul mobile dell'ingresso. Ogni tanto ci infilo un foglio e scrivo qualcosa. Il rumore dei tasti è lo stesso. E mi sembra di sentire la nonna in cucina.
Olivetti Lettera 22 — esemplare originale donato alla collezione MemoryTrace dalla comunità
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