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Tecnologia e famiglia

Il Commodore 64 di papà

Un Commodore 64 che ha insegnato a programmare a un bambino degli anni '80 — e che trent'anni dopo ha fatto lo stesso con suo figlio.

Marco B., 42 anni · Viadana (BS) Contributo ricevuto il 14 marzo 2026

Mio padre lo comprò nel 1985. Io avevo tre anni, e il mio primo ricordo nitido è lui seduto al tavolo della taverna, con la televisione piccola collegata al Commodore e un manuale aperto accanto. Digitava con due dita, lentissimo.

Crescendo ho capito che stava imparando il BASIC da solo. Non c'era internet, non c'erano tutorial. C'era un libretto in inglese — che lui non parlava — e una pazienza che non ho mai più visto in nessuno. La sera, dopo il turno in fonderia, si sedeva lì e scriveva righe di codice. A volte il programma funzionava, a volte no. Quando funzionava, mi chiamava: «Marco, vieni a vedere.» E sullo schermo c'era un quadrato che si muoveva. Per me era magia.

Nel 1992 il Commodore finì in soffitta. Arrivò un 386 con Windows 3.1 e il mondo cambiò. Ma il Commodore restò lì, in una scatola di cartone, avvolto in un asciugamano.

L'ho ritrovato nel 2019, svuotando la casa dopo che papà è mancato. L'ho collegato — funzionava ancora. Sullo schermo è apparsa la scritta blu, quel cursore lampeggiante. Ho pianto come un bambino. Mio figlio Tommaso, che ha otto anni, mi ha chiesto cosa fosse. Gli ho detto: «È il computer del nonno. Vuoi provare?»

Adesso è sul tavolo del salotto. Tommaso ci gioca a Boulder Dash. E io lo guardo, e rivedo mio padre.

Commodore 64 con datassette e monitor a tubo catodico — foto del contributore

Commodore 64 con datassette e monitor a tubo catodico — foto del contributore

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